La biodiversità in avicoltura

Il dibattito sulla conservazione delle risorse genetiche negli animali domestici è iniziato fin dalla seconda metà del secolo scorso, diventando nel corso degli anni sempre più importante e considerato a vari livelli istituzionali. La FAO ospita a Roma nel 1980 l’incontro internazionale Global Technical Consultation on Genetic Resources,  introduce nel 1982 l’azione Global Strategy for the Management of Farm Animal Resources fra le responsabilità della Commission for Genetic Resources for Food and Agriculture ed avvia nel 1992 un programma di azione mirato al Global Management of Farm Animal Genetic Resources. Sempre nel 1992, la seconda Conferenza delle Nazioni Unite a Rio de Janeiro sancisce l’importanza delle risorse genetiche animali in Agenda 21 e nella Convention on Biological Diversity (CBD). La CBD riconosce la biodiversità negli animali domestici come componente della biodiversità biologica globale e riconosce, inoltre, la sovranità di ogni Paese sulle proprie risorse genetiche, condizione che implica la responsabilità nazionale ai fini della conservazione delle risorse stesse e del loro utilizzo. Nel 1998, la FAO coordina la stesura del Report State of the World’s Animal Genetic Resources for food and agriculture (SoW-AnGR) basato su contributi nazionali.
L’European Association for Animal Production (EAAP) istituisce un gruppo di lavoro sulla biodiversità animale e si impegna nella creazione di un European Farm Animal Biodiversity Information System (EFABIS) e nel trasferimento delle recenti conoscenze di genetica animale nei programmi di conservazione. Nel 2007, come diretto risultato del progetto EFABIS, la FAO perfeziona il Domestic Animal Diversity Information System (DAD-IS - http://dad.fao.org/). Questo sistema informatico fornisce l’accesso a informazioni su 14000 popolazioni di razze nazionali, rappresentanti 37 specie e 181 nazioni.
Ad oggi per le specie avicole, il DAD-IS registra unicamente 6 razze italiane di pollo, più precisamente le razze Ancona, Livorno, Padovana, Polverara-Schiatta, Siciliana e Valdarno. Di queste razze sono riportate le informazioni relative alle caratteristiche, all’origine ed alla consistenza della popolazione esistente, ma non sono riportate informazioni relative a eventuali programmi di conservazione in atto.

A livello nazionale, il Dipartimento delle Politiche di Sviluppo del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ha pubblicato nel febbraio 2008 un documento relativo al ‘Piano nazionale sulla biodiversità di interesse agricolo’. L’obiettivo di questo Piano è il coordinamento delle iniziative e dei rapporti con gli Organismi nazionali ed internazionali che si occupano di biodiversità in agricoltura; inoltre, il Piano intende introdurre un sistema nazionale di tutela della biodiversità in campo agricolo, capace di riportare sul territorio in modo efficace gran parte della biodiversità scomparsa o a rischio di estinzione, a vantaggio della tutela dell’ambiente, di una agricoltura sostenibile e dello sviluppo rurale.

Al fine di favorire il raggiungimento degli obiettivi indicati dal Piano Nazionale anche nel settore avicolo, la sezione italiana della WPSA ha intrapreso una azione di coordinamento fra le diverse Sedi Universitarie che svolgono attività di ricerca relativa alle razze avicole italiane. L’identificazione di strategie comuni e la diffusione delle competenze acquisite presso le diverse Università saranno utili allo sviluppo di programmi di conservazione, in grado di diffondere sul territorio le razze locali, ed alla valorizzazione zootecnica delle stesse, quale potenziale fonte di nuove filiere di produzione.
Diverse sono le Università interessate, alcune da lungo tempo coinvolte in programmi di conservazione di razze italiane, altre coinvolte più recentemente in seguito all’interesse crescente verso la conservazione della biodiversità avicola. Si riporta di seguito l’elenco delle Università coinvolte ed una sintesi della relativa attività di ricerca.

 Alma Matter Studiorum. Università di Bologna
Università degli Studi di Firenze
Università degli Studi di Messina
Università degli Studi di Milano
Università degli Studi del Molise
Università degli Studi di Padova
Università degli Studi di Parma

Università degli Studi di Perugia
Università degli Studi di Pisa
Università degli Studi di Torino

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